Il cibo, con le sue mille sfaccettature, attraversa da sempre le nostre vite. Assume significati diversi a seconda dei momenti e dei contesti, viene legato a ricordi indissolubili e spesso porta ad una vera e propria dipendenza, ma non è possibile farne a meno, in quanto nostra fonte di sussistenza. Cucinare un piatto, però, significa prima di tutto compiere un atto di amore verso sé stessi e verso le persone con cui si decide di condividerlo. Il cibo è il nutrimento del corpo ma anche dell’anima: insegna a volersi bene, a relazionarsi con gli altri e a recuperare fiducia in sé e nei rapporti sociali.
Quando si cucina si ha una vera e propria attivazione sensoriale che coinvolge muscoli, sensi e varie parti del corpo. Entrano in gioco la capacità di gestire il tempo, la versatilità, la memoria e la concentrazione. Davanti ai fornelli ci si rilassa e si impara il dono dell’attesa e della cura.


Sono Francesca Mamo, psicologa e psicosessuologa, siciliana d’origine e romana d’adozione. La cucina attraversa da sempre la mia vita, grazie ai mille profumi e odori della mia terra natìa. Come psicologa mi occupo di promuovere il benessere delle persone, cercando di aiutarle nell’ardua ricerca della propria felicità. Sono stata la prima a trovare spesso conforto nella cucina e nella preparazione di piatti, salati e dolci. Quando vedo realizzato il piatto che fino a poco tempo prima esisteva solo nella mia mente, mi sento attraversata da un senso di benessere e soddisfazione personale che mi aiutano ad affrontare le diverse sfide della mia vita. Mi occupo da anni di insegnare pasticceria alle persone e man mano che sono andata avanti ed ho assistito ai loro progressi, mi sono resa conto di come i corsisti provassero le mie stesse sensazioni nel cucinare e traessero i miei stessi benefici. Da lì è nata l’idea della cucinoterapia, uno spazio dove ognuno possa sentirsi accolto all’interno di un gruppo e libero di potersi sperimentare, uno spazio dove potersi prendere cura delle proprie difficoltà impastandole, rielaborandole e imparando ad accettarle e, perché no, anche ad amarle. Se qualcuno dovesse chiedermi qual è il mio sogno nel cassetto, come persona e come professionista, risponderei certamente che la cucina possa diventare a tutti gli effetti un’arte-terapia, così come il teatro o la musica.